Assegni familiari Inps: ecco le nuove tabelle

L’Inps ha pubblicato con la Circolare numero 60 del 21 Maggio 2020, le nuove tabelle degli assegni familiari dal 1° Luglio 2020 al 30 giugno 2021, per determinate gli importi degli stessi assegni, sulla busta paga, disoccupazione o pensione.

Gli ANF (assegno per il nucleo familiare) spettano ad un solo genitore, diverso completamente dalla detrazione fiscale per coniuge e figli a carico ed è riconosciuta in busta paga, sulla disoccupazione Naspi, sulla pensione o pagati direttamente dall’Inps.

E’ importante controllare ogni anno, prima di tutto, l’autorizzazione degli assegni familiari, con scadenza per tutto il periodo degli assegni (ad esempio sino al 30 Giugno 2021) ed in seguito inviare tramite la procedura online dell’Inps, la domanda degli assegni familiari delle aziende attive. Nell’anno 2020, il servizio online dell’Inps, sarà disponibile da Luglio 2020 e non più da Aprile.

A chi spettano gli assegni familiari?

L’assegno per il nucleo familiare ANF, spetta ai lavoratori dipendenti, ai disoccupati in Naspi, ai lavoratori iscritti e che versano alla gestione separata Inps ed ai pensionati. Gli assegni sono riconosciuti ai cittadini italiani, ai cittadini comunitari ed anche ai lavoratori e pensionati stranieri extracomunitari, in possesso di permesso di soggiorno. Si ha diritto agli assegni familiari, per i seguenti componenti del nucleo familiare:

  • coniuge non separato legalmente ed effettivamente o divorziato (in caso di separazione il richiedente deve richiedere autorizzazione all’Inps con il consenso dell’altro genitore o del giudice;
  • figli ed equiparati minorenni e maggiorenni inabili;
  • figli ed equiparati studenti o apprendisti tra 18 e 21 anni solo se facenti parte di nuclei familiari numerosi (cioè nuclei familiari con almeno quattro figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione richiesta all’Inps);
  • nipoti minori in linea retta viventi a carico dell’ascendente;
  • fratelli, sorelle e nipoti del richiedente orfani di entrambi i genitori e non titolari di pensione ai superstiti. I lavoratori extracomunitari hanno diritto solo per i familiari residenti in Italia o in Paesi convenzionati.
  • i pensionati con pensione ai superstiti (categoria SO), hanno diritto all’assegno familiare per se stesso, solo con un’inabilità al 100%, accertata dalla commissione medica invalidi civili.
  • ai lavoratori autonomi;
  • alle persone disoccupate senza alcun sostegno al reddito,
  • quando il reddito complessivo da lavoratore dipendente NON supera il 70%, rispetto al reddito complessivo dell’intero nucleo familiare;
  • per i figli che hanno compiuto 18 anni, quando non fanno parte di nuclei familiari numerosi ed in particolari casi.

Come funziona l’assegno per il nucleo familiare?

L’assegno familiare Inps, è una prestazione a sostegno del reddito e può essere pagato in diversi modi, dal datore di lavoro, dall’Inps o dall’amministrazione di appartenenza. Spetta:

  • ai lavoratori dipendenti privati e pubblici, in busta paga, attraverso la presentazione di una domanda, da inviare annualmente all’Inps,
  • ai pensionati, i quali ricevono gli assegni familiari, direttamente sul cedolino della pensione;
  • ai lavoratori parasubordinati, ai lavoratori agricoli ed ai lavoratori domestici, i quali percepiscono gli assegni familiari direttamente dall’Inps,
  • ai disoccupati con indennità Naspi, i quali ricevono gli assegni familiari sulla stessa disoccupazione.

Gli importi degli assegni non fanno assolutamente reddito, ai fini del calcolo dell’imposte e non vengono inseriti sulla certificazione unica del lavoratore, del pensionato o del disoccupato.

Assegni familiari calcolo importo

Il calcolo degli assegni familiari dipende da due fattori:

  • dal reddito complessivo del nucleo familiare;
  • dai componenti del nucleo familiare, che rientrano nella tipologia indicata precedentemente (come gli assegni familiari per minori di 18 anni),
  • dalle tabelle dell’Inps, che stabiliscono ogni anno gli importi spettanti.

Gli assegni familiari Inps dipendono dal numero dei componenti della famiglia, dalla tipologia del nucleo (ad esempio due genitori con un figlio minore) e dal reddito complessivo. In base a questi fattori, l’Inps, determinerà gli importi degli assegni.

Per controllare l’importo dell’Assegno per il nucleo familiare, bisogna prendere tutti i redditi del nucleo familiare, dalla certificazione unica 2020 (per i redditi dell’anno 2019) o meglio dalla dichiarazione dei redditi 730 o modello dei redditi persone fisiche.

In seguito dobbiamo prendere la nostra tabella ANF 2020-2021, per il periodo dal 1° Luglio 2020 al 30 Giugno 2021, pubblicata ogni anno dall’Inps.

Cercando il range della fascia di reddito complessivo ed in relazione ai componenti del nucleo familiare interessati, si troverà l’importo dell’assegno familiare mensile.

Come richiedere gli assegni familiari

Per richiedere gli assegni familiari, bisogna presentare ogni anno una nuova domanda all’Inps. La nuova domanda decorre dal primo luglio di ogni anno, sino al 30 giugno dell’anno successivo. All’interno del modulo online di domanda degli assegni familiari, è necessario riportare i redditi complessivi del nucleo familiare riferiti all’anno precedente (ad esempio anno di imposta 2019, per il periodo da Luglio a Giugno dell’anno successivo).

Ci sono diversi moduli e diverse procedure per presentare gli assegni familiari, anche arretrati, in relazione alla tipologia del lavoratore. Il:

  • lavoratore dipendente pubblico, deve presentare all’ufficio del personale della amministrazione, il modulo di domanda assegno per il nucleo familiare, scaricabile nella sezione modulistica-persone del sito Noipa;
  • il lavoratore dipendente privato, deve compilare online il modello degli assegni familiari delle aziende attive,
  • il disoccupato in Naspi, deve compilare un modulo telematico su domande per prestazioni a sostegno del reddito. Consigliamo di seguire la nostra guida su youtube;
  • mentre il lavoratore domestico, lavoratore parasubordinato o agricolo, dovrà richiedere gli assegni familiari, direttamente con una procedura telematica, accedendo al servizio domande prestazioni a sostegno del reddito.
  • Per i pensionati, la procedura è diversa. Nella maggior parte dei casi, è l’Inps in automatico a determinare l’importo, dopo l’acquisizione della dichiarazione dei redditi. Se il pensionato Inps non ricevere gli assegni familiari sul cedolino della pensione, deve richiederli con una domanda denominata: ricostituzione per trattamento di famiglia. Si

Bonus figli under 15, ecco il primo elenco degli ammessi

La regione Campania ha provveduto a pubblicare il primo elenco per gli aventi diritto del bonus figli under 15 per un importo pro capite di euro 500,00.

La regione Campania ha provveduto a pubblicare il primo elenco per gli aventi diritto del bonus figli under 15 per un importo pro capite di euro 500,00.

La Regione ha altresì pubblicato un elenco delle domande escluse per vizi o carenze che potrete scaricare qui

Si precisa che è in attesa di pubblicazione un nuovo elenco con ulteriori domande accolte per un importo minore.

REM, pubblicato il Decreto: ecco tutti i requisiti richiesti

Ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, identificati secondo le caratteristiche di cui ai commi 2 e 3,è riconosciuto un sostegno al reddito straordinario denominato Reddito di emergenza (di seguito “Rem”).

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il cd Decreto Rilancio che prevede tra le altre anche il cd Reddito di emergenza.

Ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, identificati secondo le caratteristiche di cui ai commi 2 e 3,è riconosciuto un sostegno al reddito straordinario denominato Reddito di emergenza (di seguito “Rem”).

Le domande per il Rem sono presentate entro il termine del mese di giugno 2020 e il beneficio è erogato in due quote, ciascuna pari all’ammontare di cui al comma 5.2.

Il Rem è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della domanda, dei seguenti requisiti:

a)residenza in Italia, verificata con riferimento al componente richiedente il beneficio;

b)un valore del reddito familiare, nel mese di aprile 2020, inferiore ad una soglia pari all’ammontare di cui al comma 5;

c)un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019 inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000. Il predetto massimale è incrementato di 5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza come definite ai fini dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE), di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159;

d)un valore dell’ISEE inferiore ad euro 15.000.

3. Il Rem non è compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che percepiscono o hanno percepito una delle indennità di cui agli articoli 27, 28, 29, 30e 38 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito,con modificazioni,dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, ovvero di una delle indennità disciplinate in attuazione dell’articolo 44 del medesimo decreto-legge ovvero di una delle indennità di cui agli articoli 84 e 85 del presente decreto-legge.

Il Rem non è altresì compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni:

a)essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno ordinario di invalidità;

b)essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore agli importi di cui al comma 5;

c)essere percettori di reddito di cittadinanza

Ciascuna quota del Rem è determinata in un ammontare pari a 400 euro, moltiplicati per il corrispondente parametro della scala di equivalenza di cui all’articolo 2, comma 4, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, fino ad un massimo di 2, corrispondente a 800 euro, ovvero fino ad un massimo di 2,1 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizioni di disabilità grave o non autosufficienza come definite ai fini ISEE.

6. Non hanno diritto al Rem i soggetti che si trovano in stato detentivo, per tutta la durata della pena, nonché coloro che sono ricoverati in istituti di cura di lunga degenza o altre strutture residenziali a totale carico dello Stato o di altra amministrazione pubblica. Nel caso in cui il nucleo familiare beneficiario abbia tra i suoi componenti soggetti di cui al primo periodo, il parametro della scala di equivalenza non tiene conto di tali soggetti.

7. Il Rem è riconosciuto ed erogato dall’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) previa richiesta tramite modello di domanda predisposto dal medesimo Istituto e presentato secondo le modalità stabilite dallo stesso. Le richieste di Rem possono essere presentate presso Caf e Patronati abilitati.

Reddito di Emergenza approvato, ecco i requisiti richiesti

Il REM è riconosciuto ai nuclei familiari in possesso cumulativamente, al momento della domanda, dei seguenti requisiti:
a) residenza in Italia, verificata con riferimento al componente richiedente il beneficio;
b) un valore del patrimonio mobiliare familiare con riferimento all’anno 2019
inferiore a una soglia di euro 10.000, accresciuta di euro 5.000 per ogni componente successivo al primo e fino ad un massimo di euro 20.000, il massimale è incrementato di
5.000 euro in caso di presenza nel nucleo familiare di un componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza;
c) un valore dell’ISEE inferiore ad euro 15.000.

Il REM non è compatibile con la presenza nel nucleo familiare di componenti che siano al momento della domanda in una delle seguenti condizioni:
a) essere titolari di pensione diretta o indiretta ad eccezione dell’assegno
ordinario di invalidità;
b) essere titolari di un rapporto di lavoro dipendente la cui retribuzione lorda sia superiore agli importi alle soglie di cui al comma 5;
c) essere percettori di reddito di cittadinanza.

NB AL MOMENTO ANCORA NON E’ POSSIBILE FARE ALCUNA DOMANDA MA E’ PREFERIBILE AGGIORNARE L’ISEE

Lavorare durante la cassa integrazione, quali i limiti?

Non esiste un divieto in termini assoluti di lavorare durante la cassa integrazione: la regola base è che la nuova occupazione non si sovrapponga a livello di orari con quelli previsti dal rapporto lavorativo per il quale si beneficia della stessa.

Vediamo insieme le varie situazioni che possono verificarsi.
L’incompatibilità è totale nel caso di lavoro a tempo pieno ed indeterminato. Il dipendente decade subito dalla cassa integrazione ed il rapporto lavorativo originario si intende risolto.
Esiste una piena cumulabilità nel caso di nuova occupazione a part-time, a tempo determinato o indeterminato, se gli orari non sono sovrapponibili con quelli dell’attività per la quale si beneficia della cassa integrazione: ad esempio se si ha un lavoro la mattina e un altro nel pomeriggio.
Esiste una cumulabilità parziale nel caso di rioccupazione a tempo determinato, se il reddito derivante dalla nuova attività lavorativa è inferiore all’integrazione salariale. In questo caso il lavoratore percepirà la differenza tra il nuovo reddito e l’integrazione.
Infine, anche in presenza di lavoro autonomo o contratto di collaborazione la cumulabilità è parziale: il lavoratore continuerà a percepire un’integrazione salariale pari alla differenza fra il trattamento di cassa integrazione ed il reddito percepito con la nuova occupazione.

Fisco, è on line il 730 precompilato. Le novità ai tempi del Covid-19

Dichiarazione dei redditi precompilata al via. È da ieri possibile, infatti, consultare l’elenco di tutte le informazioni inserite dal Fisco, in modo tale che il contribuente possa, a partire dal 14 maggio, e fino al 30 settembre, accettare, modificare e inviare il 730 oppure modificare il modello Redditi, che, invece, potrà essere trasmesso dal 19 maggio al 30 novembre.

LE NOVITÀ DEL 2020, SPESE SANITARIE SEMPRE PIÙ COMPLETE

Nella dichiarazione precompilata 2020 si moltiplicano le informazioni sugli oneri e sulle spese deducibili e detraibili. Oltre alle informazioni già presenti nelle dichiarazioni degli anni precedenti, quest’anno fanno ingresso nella precompilata le spese per le prestazioni sanitarie:

  • dei dietisti,
  • dei fisioterapisti,
  • dei logopedisti,
  • degli igienisti dentali,
  • dei tecnici ortopedici e di tante altre categorie di professionisti sanitari.

Entrano, inoltre, nel modello precompilato le spese sanitarie per le prestazioni erogate dalle strutture sanitarie militari.

Si fanno spazio in dichiarazione anche i contributi previdenziali versati all’Inps con lo strumento del “Libretto famiglia”. Un’altra novità della precompilata 2020 è la possibilità per l’erede di utilizzare il 730, oltre che il modello Redditi, per la presentazione della dichiarazione dei redditi per conto del contribuente deceduto. Per l’utilizzo del modello 730 è necessario che la persona deceduta abbia percepito nel 2019 redditi dichiarabili con tale modello (da lavoro dipendente, pensione e alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente).

I NUMERI

Dalle Entrate fanno sapere che anche quest’anno continua a crescere il numero dei dati a disposizione dei contribuenti, fino a superare quota 991 milioni.

L’incremento più marcato si registra nei dati relativi alle spese sanitarie sostenute dai cittadini, che quest’anno fanno un balzo da 754 a 790 milioni, 36 milioni in più rispetto al 2019. Al secondo posto troviamo i numeri relativi ai premi assicurativi, che superano quota 94 milioni con un incremento di 2 milioni rispetto allo scorso anno. In aumento di oltre un milione anche le Certificazioni Uniche, che raggiungono quota 62,5 milioni.

Crescono, inoltre, sino a sfiorare quota 5 milioni, i numeri relativi ai rimborsi delle spese sanitarie. Non presentano, infine, particolari variazioni rispetto all’anno precedente i dati sugli interessi passivi (oltre 8,2 milioni), i 4,6 milioni di informazioni sui contributi previdenziali e gli oltre 4,2 milioni di informazioni sulla previdenza complementare. Stabili anche i dati sulle spese universitarie, a quota 3,5 milioni.

IL CALENDARIO DELLA DICHIARAZIONE PRECOMPILATA

Da oggi il modello sarà disponibile sia per chi presenta il 730 sia per chi presenta il modello Redditi. Il contribuente e i soggetti delegati potranno visualizzare la dichiarazione precompilata e l’elenco delle informazioni disponibili, con l’indicazione dei dati inseriti e non inseriti e delle relative fonti informative. Il 730 potrà essere inviato a partire dal 14 maggio e fino al 30 settembre. Anche il modello Redditi può essere modificato dal 14 maggio ma può essere trasmesso dal 19 maggio al 30 novembre.

COME ACCEDERE ALLA TUA DICHIARAZIONE

Per visualizzare il proprio modello 730 o il modello Redditi, occorre entrare nell’area riservata del sito delle Entrate, www.agenziaentrate.gov.it, e inserire il nome utente, la password e il pin dei servizi online dell’Agenzia. È possibile accedere alla propria dichiarazione anche utilizzando la Carta Nazionale dei Servizi, le credenziali rilasciate dall’Inps, oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti.

Decreto cura Italia: il processo ‘da casa’ è legge

Via libera definitivo al decreto Cura Italia e al processo ‘da casa: tante le novità dai depositi telematici alla procura alle liti via WhatsApp sino alla mediazione online

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La data di scadenza per la presentazione della denuncia dei redditi è fissata al 30 settembre, anziché al 23 luglio. Questo sia per chi si avvale di un Caf o di un professionista, sia per chi utilizza il 730 precompilato.

Il potenziamento del processo telematico

Come noto, l’art. 83 del D.L. Cura Italia ha dettato disposizioni urgenti per contenere gli effetti negativi derivanti dall’emergenza epidemiologica sullo svolgimento delle attività giudiziarie civili e penali.

In particolare, il provvedimento ha introdotto specifiche disposizioni volte a potenziare il processo telematico, anche penale, e a consentire, nella fase di emergenza, lo svolgimento da remoto delle attività processuali (dalle indagini alle udienze di trattazione).In realtà, saranno molte le attività che si faranno “online” a partire dalla procura alle liti nei procedimenti civili, che la parte potrà sottoscrivere anche su un documento analogico (cartaceo) da trasmettere al difensore attraverso strumenti di comunicazione elettronica e in copia informatica per immagine (scannerizzato), assieme alla copia di un documento di identità in corso di validità.

Il testo stabilisce anche, sino al 30 giugno 2020, che il deposito degli atti e dei documenti da parte degli avvocati avvenga in modalità telematicanei procedimenti civili in Cassazione e che, dal 9 marzo 2020 al 30 giugno 2020, nei procedimenti civili e penali non sospesi, le deliberazioni collegiali in Camera di Consiglio possano essere assunte mediante collegamenti da remoto.

Procura alle liti anche via WhatsApp

Prevista una modalità semplificata di sottoscrizione della procura alle liti per i procedimenti civili: la parte potrà apporre la propria sottoscrizione anche su un documento analogico, da trasmettere al difensore insieme alla copia di un documento di identità in corso di validità.

Il documento analogico sottoscritto (ad esempio un documento cartaceo scansionato) potrà essere inviato al difensore anche in copiainformatica per immagine, avvalendosi dell’utilizzo di strumenti di comunicazione elettronica (es. email, WhatsApp e strumenti di messaggistica istantanea, ecc.).Nel caso di trasmissione in via elettronica, l’avvocato è tenuto a certificare che la firma della parte sia autografa apponendo la propria firma digitale sulla copia informatica della procura.

Ausiliari e udienze da remoto

Tra le misure che i Capi degli uffici giudiziari potranno adottare per evitare l’assembramento dei Tribunali, viene prevista anche la possibilità di svolgere le udienze civili mediante collegamenti da remoto. Un emendamento prevede che rientrano in tale previsione le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e anche dagli ausiliari del giudice, anche se finalizzate all’assunzione di informazioni presso la pubblica amministrazione.

Dichiarazione dei redditi, cosa cambia col Covid-19

La data di scadenza per la presentazione della denuncia dei redditi è fissata al 30 settembre, anziché al 23 luglio. Questo sia per chi si avvale di un Caf o di un professionista, sia per chi utilizza il 730 precompilato.

L’emergenza coronavirus ha determinato lo slittamento di molti appuntamenti burocratici e fiscali. Quali sono le nuove scadenze per la dichiarazione dei redditi col modello 730 precompilato? Come ci si deve comportare, vista la situazione in cui ci troviamo?

Trasmissione telematica di documenti e delega

In primo luogo i contribuenti devono inviare, per via telematica, al Caf o al professionista di riferimento, la delega per l’accesso alla propria dichiarazione dei redditi precompilata. Non bisogna dimenticare inoltre di mandare la copia della documentazione necessaria e quella del documento di identità.

Modalità alternative

Visto che lo scopo è agevolare i contribuenti, ma anche limitarne gli spostamenti, si potrà trasmettere l’autorizzazione all’accesso alla dichiarazione precompilata 730/2020 anche con modalità alternativa. Si potrà utilizzare cioè la posta elettronica, un sistema di messaggistica oppure provvedere mediante deposito nel cloud del Caf o del professionista abilitato.

L’importante è che ci siano sempre le seguenti informazioni: codice fiscale e dati anagrafici del contribuente, denominazione del Caf e dell’intermediario abilitato, consenso all’accesso alla dichiarazione precompilata e al trattamento dei dati personali, sottoscrizione del contribuente.

Una volta che ci saremo lasciati alle spalle questo periodo emergenziale il contribuente dovrà regolarizzare la procedura con la normale consegna delle deleghe e della documentazione necessaria agli Uffici dell’Agenzia delle Entrate.

Le nuove scadenze per il 730/2020 precompilato

Il Cura Italia ha previsto uno slittamento per il 730: per questo la dichiarazione precompilata sarà disponibile online a partire dal 5 maggio 2020 (anziché dal 15 aprile).

La data di scadenza per la presentazione della denuncia dei redditi è fissata al 30 settembre, anziché al 23 luglio. Questo sia per chi si avvale di un Caf o di un professionista, sia per chi utilizza il 730 precompilato.

Meglio presentare la dichiarazione in anticipo

Il sito specialistico consiglia di presentare il 730 in anticipo rispetto alla scadenza estrema. In tal modo infatti i rimborsi fiscali connessi arriveranno prima. Non bisogna dimenticare in effetti che per ottenere il rimborso Irpef a  luglio, la dichiarazione deve essere presentata entro il 31 maggio. Altrimenti – chi utilizza il maggior termine previsto – dovrà aspettare fino a ottobre per avere i rimborsi.

Ovviamente non è esclusa la previsione di ulteriori proroghe, dato lo slittamento al 30 aprile della scadenza per la trasmissione all’Amministrazione Finanziaria dei dati relativi alla Certificazione Unica.

Congedo parentale per emergenza COVID-19

Il Decreto “Cura Italia” ha introdotto due forme integrative di sostegno per i genitori lavoratori con figli minorenni: il congedo parentale straordinario e il bonus baby sitter.

Il Decreto “Cura Italia” ha introdotto due forme integrative di sostegno per i genitori lavoratori con figli minorenni: il congedo parentale straordinario e il bonus baby sitter. 
Queste misure si sono rese necessarie perché i minori sono rimasti a casa a causa della chiusura dei servizi per l’infanzia e scuole disposta dal governo per contenere la diffusione dell’epidemia.
Approfondiamo in questo articolo il tema del congedo, che ha la durata massima di 15 giorni complessivi, continuativi o frazionati, ed è usufruibile per il periodo che va dal 05/03/2020 al 03/05/2020.
Può essere richiesto per i figli fino ai 16 anni.
Per i figli fino ai 12 è indennizzato al 50%, per i figli tra i 12 e 16 anni non è indennizzato.
Per i figli portatori di handicap non c’è nessun limite di età ed è indennizzato al 50%.
È usufruibile alternativamente da uno solo dei genitori per nucleo familiare.
Il congedo può essere richiesto dai lavoratori dipendenti privati, dai lavoratori dipendenti pubblici, dai lavoratori iscritti in via esclusiva alla gestione separata inps e dai lavoratori autonomi iscritti all’inps. 

Questa misura non è fruibile:  

se uno dei genitori è disoccupato o non lavoratore o usufruisce di prestazioni a sostegno del reddito
se è stato richiesto il bonus alternativo per i servizi di baby-sitting 

È possibile cumulare l’indennizzo nello stesso mese con: 

i giorni di permesso retribuito per la legge 104
il prolungamento del congedo parentale per i figli con gravi disabilità 

La tabella qui sotto riassume tutte le possibilità di congedo. 

Età figliLavoratori privatiLavoratori pubbliciIscritti gestione separataAutonomi iscritti inps
Fino a 12 anniIndennizzo 50% della retribuzione con contribuzione figurativaIndennizzo 50% della retribuzione con contribuzione figurativaIndennizzo al 50% di 1/365 reddito usato per la maternità50% retribuzione convenzionale stabilita per legge
Presentare domandaInpsEnte datore di lavoroInpsInps
Dai 12 ai 16 anniPermesso non retribuito e senza contribuzione  figurativaPermesso non retribuito e senza contribuzione  figurativaNon è previstoNon è previsto
Presentare domandaDatore di lavoroEnte datore di lavoro
Figli con handicap (indipendente dall’età)Indennizzo 50% della retribuzione con contribuzione figurativaIndennizzo 50% della retribuzione con contribuzione figurativaIndennizzo al 50% di 1/365 reddito usato per la maternità50% retribuzione convenzionale stabilita per legge
Presentare domandaInpsEnte datore di lavoroInpsInps